Cos’è l’amore?

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Cos’è l’«amore»?

Un’emozione? Un sentimento?

«Un friccico de luna tutta pe’ noi»?

Due cuori una capanna? «Pucci pucci, bau bau»?

amore

Oppure è una convenzione sociale?

Qualcosa che serve a mascherare il nostro bisogno di piacere?

Uno specchietto per le allodole per far vendere più cioccolatini (o preservativi?) a san Valentino?

Proviamo a vederci chiaro…

Premessa • «Amore», un concetto analogico

Qualche mese fa mi sono trovato sotto il naso questo aforisma, attribuito a Gabriel Laub (1928-1998), giornalista e scrittore polacco:

La massima forma d’egoismo è l’amore.
Non amiamo i nostri partner ma, soltanto, la loro capacità di amare noi.
(Non sono riuscito a risalire alla fonte… ma anche se non l’avesse detta lui, la frase è comunque interessante)

Un po’ cinico, no?

Però vorrei spezzare una lancia a favore di questa frase, perché rivela qualcosa di vero.

Che cosa?

Il fatto che 4 persone su 5…

…9 persone su 10…

…999 persone su 1000…

…quando dicono «TI amo» in realtà intendono «MI fai stare bene».

Chi usa l’espressione «ti amo» spesso non vuole descrivere un atto che parte da lui ed è diretto verso il partner (l’amore nei suoi confronti); ma qualcosa che invece parte dal partner ed è diretto verso di lui (l’appagamento che gli provoca).

E infatti molte persone credono che la ricerca dell’amore consista in questo:

«Cercare quella persona grazie alla quale IO starò meglio»

amore edonismo consumista

In realtà non è sbagliato chiamare questa cosa «amore» (non fucilatemi, ora mi spiego meglio!!!).

Infatti il concetto di amore è fondamentalmente analogico, ovvero, assume un significato diverso a seconda dei contesti…

…scriveva Benedetto XVI:

Ricordiamo in primo luogo il vasto campo semantico della parola “amore”: si parla di amor di patria, di amore per la professione, di amore tra amici, di amore per il lavoro, di amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari, dell’amore per il prossimo e dell’amore per Dio.

(BENEDETTO XVI, Lett. enc. Deus caritas est, n.2)

Qualche mese fa ho trovato in un libro una (possibile) suddivisione, secondo la quale ci sono quattro forme di amore:

Sì, è vero: i nomi in latino fanno passare la voglia di andare avanti con la lettura.

Però proviamo a vedere insieme cosa significano.

Cercherò di essere più chiaro possibile.

1 • «Amor complacentiae» – seguire la natura

La forma più elementare dell’amore è costituita dalla compiacenza in ciò che è vero, buono e bello. Ogni essere tende verso ciò che è conveniente alla propria natura, ed in questo senso si può parlare di un amor naturalis […].

(JOSÉ MARIA GALVÁN, Scelti in Cristo per essere santi – II. Morale Teologale, EDUSC, Roma 2018, p.180)

Questo è il livello più semplice dell’amore… e si trova un po’ ovunque nel mondo animale: il gallo è attratto dalla gallina; la pavonessa dal pavone; l’ape dal fiore; etc.

(Come forse si intuisce dalla definizione) è una forma di attrazione fortemente influenzata dalle passioni

…quindi, nel caso tu appartenga alla specie homo sapiens, prima di seguirla alla cieca, occorre fare un minimo di attenzione, altrimenti si rischia di prendere decisioni sbagliate.

pelo di foca carro di buoi

Disclaimer: non c’è nulla di male a sperimentare questo amore nei confronti di una persona!

Siamo tutti esseri limitati: tutti desideriamo colmare il vuoto che abbiamo dentro, tutti abbiamo bisogno di incrementare il nostro bene. E il modo più elementare attraverso cui la natura ci inclina al bene è attraverso le passioni.

Come dicevo quando parlavo di passioni, emozioni e sentimenti, questi impulsi interni che ci spingono ad un bene-per-noi non vanno castrati, ma regolati in modo equilibrato nella nostra vita!

2 • «Amor concupiscentiae» – tendere razionalmente verso ciò che ci rende migliori

L’amor concupiscentiae è la tendenza dell’appetito razionale verso ciò che ci rende migliori.

Detto in modo più comprensibile: se nel paragrafo precedente parlavamo di un amore mosso dalla natura, in questo caso invece l’amore è guidato dalla ragione.

Questo tipo di amore si ritrova in espressioni del tipo:

  • «Amo la Scozia!»
  • «Amo l’arte!»
  • «Amo studiare!»
  • «Amo i libri di Tolkien!»

Questa forma di amore (come la precedente) riguarda principalmente il soggetto amante, e non l’oggetto amato.

In che senso?

Se dico che «amo la Scozia» o che «amo l’arte» non intendo che «desidero il bene della Scozia» o che «desidero il bene dell’arte».

Quando pronuncio queste frasi, in realtà intendo qualcosa “di opposto”, che riguarda me, e non ciò che amo… ovvero (rimanendo sui quattro esempî fatti poco fa):

  • «Visitare la Scozia MI fa ricordare quando ero bambino!»
  • «Contemplare opere d’arte MI riempie la testa di pensieri!»
  • «Studiare MI rende una persona migliore!»
  • «Leggere i libri di Tolkien MI tocca delle corde che non credevo di avere!»
amore per tolkien

Cooomunque…

molte persone, quando dicono di «amare», si fermano a queste due forme che ho descritto:

  • seguire la natura («amor complacentiae»)
  • cercare qualcuno che mi renda migliore («amor concupiscentiae»)

3 • «Amor benevolentiae» – volere il bene dell’altro

L’amore di benevolenza è la prima forma di amore indirizzato verso un’altra persona; Aristotele lo aveva definito come il «volere il vero bene dell’altro in quanto altro» (cfr. ARISTOTELE, Retorica 2,4).

In questo caso la volontà è indirizzata ad un bene al di fuori di me.

L’amor benevolentiae supera la mera attrazione o interesse che può provocare l’altro per strutturarsi come una vera e propria scelta della volontà che, anche se di solito presuppone l’amabilità della persona, in molti casi esiste anche quando questa manca del tutto.

(JOSÉ MARIA GALVÁN, Scelti in Cristo per essere santi – II. Morale Teologale, EDUSC, Roma 2018, p.182)

Un esempio di amore di benevolenza è quello che prova Dio nei confronti del social media manager di «Radio Maria»…

radio maria social media manager

L’«amor benevolentiae» si basa su questi tre passaggi:

  • confermare l’altro nell’essere, cioè volere che la persona amata esista, essere contenti che ci sia, indipendentemente dall’appagamento che questo può causare in noi;
  • desiderare la pienezza dell’altro, ovvero desiderare che la persona amata sia più perfetta possibile, che sbocci, che trovi il suo posto nel mondo, che porti frutto, che raggiunga la pienezza della propria vocazione, che sia felice;
  • dedicarsi in prima persona alla persona che amiamo, rimboccandoci le maniche per aiutarla (secondo le nostre possibilità e i nostri limiti) a realizzare il punto precedente.

4 • «Amor amicitiae» – condividere l’amore

L’amicizia […] aggiunge, al mero volere il vero bene dell’altro, un livello di comunione, non necessariamente presente nella semplice benevolenza, per cui tra gli amici si dà una vicendevole condivisione dell’amore e della conoscenza che porta a una reale partecipazione a un bene comune, la cui entità determina la profondità dell’amicizia stessa.
Gli amici, infatti, inizialmente possono condividere soltanto una mutua simpatia o una mutua partecipazione di aspetti settoriali della realtà, come possono essere il gusto comune o le emozioni condivise; ma l’amicizia può anche arrivare ad una comunione molto più intensa della propria vita […] e pertanto a una grande condivisione dell’esperienza del reale.

(JOSÉ MARIA GALVÁN, Scelti in Cristo per essere santi – II. Morale Teologale, EDUSC, Roma 2018, p.183-184)

A questo punto, forse qualcuno domanderà: «Ma come mai tra i quattro “tipi di amore” di cui hai parlato non c’è l’amore tra marito e moglie?».

La risposta è che – in realtà – l’amore tra marito e moglie è una forma (anzi, LA forma più alta) dell’«amor amicitiae»:

Anche se l’amicizia non richiede di per sé l’attrazione sessuale tra le persone, la forma più alta dell’amore di amicizia tra esseri creati, nella quale la mutua condivisione donale ha come oggetto l’intera realtà della persona segnata dalla sua condizione sessuale, è costituita dall’amore sponsale.

(JOSÉ MARIA GALVÁN, Scelti in Cristo per essere santi – II. Morale Teologale, EDUSC, Roma 2018, p.184)

Riprendendo la citazione di Benedetto XVI che ho riportato sopra (in cui diceva che la parola «amore» ha molti significati), il papa proseguiva così il discorso:

In tutta questa molteplicità di significati, però, l’amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all’essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono.

(BENEDETTO XVI, Lett. enc. Deus caritas est, n.2)

boromir anello del potere

Conclusione

O-G-N-U-N-O di questi quattro aspetti dell’amore può essere vissuto cristianamente.

Cioè pienamente.

Cioè in modo vero, bello e buono.

L’«amor amicitiae» però è quello su cui i vangeli si soffermano in modo particolare (cfr. ad esempio Gv 15):

L’amore non fa violenza, piuttosto può subirla. Ogni amore è una kénosis, una umiliazione, perché significa riconoscere l’altro così totalmente, affidarsi a lui a tal punto che l’altro può disporre di noi.
L’amore dà la vita, ma colui che riceve la vita è veramente libero, perché in nessun modo l’amore preme su di lui. Anzi, egli stesso può calpestare questo amore, negarlo, ma non lo ucciderà mai, perché l’amore continua ad amare.
L’amore accetta l’altro in maniera così radicale che accetta con l’altro anche la sua possibilità di rifiutare l’amore.
L’amore ingloba anche la possibilità di essere negato.
Amare significa infatti accogliere anche la libertà dell’altro, cioè anche quella della negazione dell’amore stesso.

(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 125-126)

O, per dirla con le parole di Paolo di Tarso:

L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

(1Cor 13,4-7)

sale

(Estate 2021)

Fonti/approfondimenti
  • JOSÉ MARIA GALVÁN, Scelti in Cristo per essere santi – II. Morale Teologale, EDUSC, Roma 2018
  • MARKO IVAN RUPNIK, Dire l'uomo - Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011
  • MARKO IVAN RUPNIK, Alla mensa di Betania : la fede, la tomba e l'amicizia, Lipa, Roma 2004

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