La Chiesa è incoerente?

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1 • «Incoerenza, il tuo nome è Chiesa!» (semicit.)

La Chiesa è incoerente?

«Predica bene e razzola male»?

Ha tradito le intenzioni originarie di Gesù?

Ha deragliato rispetto agli insegnamenti del maestro?

Era meglio la «Chiesa delle origini»?

Abbiamo smarrito «i vecchi valori» (quelli di cui parla la sigla dei Griffin)?

I cristiani oggi sono meno autentici che in passato?

Meno attenti alle parole del Papa?

chiesa incoerenza francesco

2 • La meravigliosa, insuperabile, altissima, purissima, levissima (e immaginaria) «Chiesa delle origini»

Tutte le persone – cristiane e non – che sono scontente della Chiesa dei nostri giorni, quasi sempre la confrontano con la «Chiesa delle origini».

Con questa espressione, si riferiscono a una fantomatica «età dell’oro» della Chiesa, in cui la comunità cristiana viveva in modo autentico, frugale, genuino, in cui tutti erano fedeli alle parole di Gesù, misericordiosi gli uni con gli altri, attenti ai bisogni del prossimo, puri di cuore, e chi-più-ne-ha-più-ne-metta.

Ma… è mai esistita questa Chiesa?

Per quel poco che ricordo io, nei suoi tre anni di vita pubblica, non sono poche le volte in cui Gesù ha rimproverato gli apostoli o le altre persone che lo seguivano:

Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
(Mc 8,33)

Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?».
(Lc 9,41)

Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò.
(Lc 9,54-55)

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Anche Paolo di Tarso, nelle varie lettere che scrisse ai Corinzi, ai Galati, a Timoteo e a tutti gli altri, non si fece mai scrupoli a lamentarsi sulle gravi mancanze delle comunità cristiane da lui fondate (in un passo, Paolo arriva addirittura a prendersela con Pietro):

Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?
(1Cor 3,1-3)

Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo.
(Gal 1,6)

Evita le chiacchiere vuote e perverse, perché spingono sempre più all’empietà quelli che le fanno; la parola di costoro infatti si propagherà come una cancrena. Fra questi vi sono Imeneo e Filèto, i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione è già avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni.
(2Tm 2, 16-18)

Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto.
(Gal 2,11)

Insomma… alla faccia di tante idealizzazioni, un rapido sguardo al Nuovo Testamento (tra Vangeli, Atti degli Apostoli e lettere di Paolo) ci fornisce un quadro molto più a misura d’uomo

3 • “Primitivo” significa “migliore”?

John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), il celebre scrittore britannico, in una lettera a suo figlio Michael del 1967 scriveva queste parole:

I «protestanti» cercano nel passato la «semplicità» e il rapporto diretto – che, naturalmente, benché presenti degli aspetti positivi o per lo meno comprensibili, è uno sbaglio inutile.
Perché il «cristianesimo primitivo» è e rimarrà, nonostante tutte le ricerche, in gran parte ignoto; perché la «primitività» non è garanzia di valore ed è ed era per lo più riflesso di ignoranza. Gravi abusi erano un elemento del comportamento liturgico cristiano agli inizi come adesso. (Le restrizioni di san Paolo a proposito dell’eucarestia valgono a dimostrarlo!) Inoltre la «mia chiesa» non è stata concepita da Nostro Signore perché restasse statica o rimanesse in uno stato di eterna fanciullezza; ma perché fosse un organismo vivente (come una pianta), che si sviluppa e cambia all’esterno in seguito all’interazione fra la vita divina tramandatale e la storia – le particolari circostanze del mondo in cui si trova.
Non c’è alcuna somiglianza tra il seme di senape e l’albero quando è completamente cresciuto. Per quelli che vivono all’epoca della sua piena crescita è l’albero che conta, perché la storia di una cosa viva fa parte della vita e la storia di una cosa divina è sacra.
I saggi sanno che tutto è cominciato dal seme, ma è inutile cercare di riportarlo alla luce scavando, perché non esiste più e le sue virtù e i suoi poteri ora sono passati all’albero.
[…] faranno certamente dei danni, se sono ossessionati dal desiderio di tornare indietro al seme o anche alla prima giovinezza della pianta quando era (come pensano loro) bella e incontaminata dal male.

(JOHN RONALD REUEL TOLKIEN, da una lettera indirizzata al figlio Michael, 25 agosto 1967, in J.R.R. TOLKIEN, La realtà in trasparenza : lettere 1914-1973, Bompiani, Milano 2001, p. 442-443)

Parafrasando: si fa presto ad idealizzare il passato, demonizzare il presente, farsi venire nostalgie per «età dell’oro» mai esistite…

chiesa delle origini

Il mito della «Chiesa delle origini» è l’archetipo di ogni ideologia.

Apparentemente si rifà al passato, ma in realtà ne è la negazione, perché cancella tutta la Tradizione per rifarsi immediatamente (cioè senza mediazione) ad un’idea del passato irrealistica, astratta e mitizzata.

Che poi, verrebbe da chiedersi…

…ma può essere mai esistita un’epoca storica in cui la Chiesa è stata al rifugio dai peccati?

Agostino d’Ippona (354-430) era un po’ scettico a riguardo:

Ma dove mai il Nemico non ha seminato la zizzania? Quale specie, quale campo di frumento ha trovato e non vi ha seminato la zizzania? L’ha seminata forse tra i laici e non tra i chierici o tra i vescovi? Oppure l’ha forse seminata tra i coniugati e non l’ha seminata tra coloro che fanno professione di castità? Oppure l’ha seminata tra le maritate e non l’ha seminata tra le religiose consacrate a Dio? Oppure l’ha seminata nelle case dei laici e non nei conventi dei monaci?
L’ha sparsa dappertutto, l’ha seminata in ogni luogo. Che cosa non ha lasciato frammisto alle erbacce? Ma ringraziamo Dio, poiché Colui che si degnerà di separare, non può sbagliare.
[…]
Perché ti meravigli d’aver trovato dei cattivi in ambienti santi? Non sai che il primo peccato nel paradiso fu la disobbedienza e a causa della stessa caddero gli angeli? Contaminarono forse il cielo? Cadde Adamo: contaminò forse il paradiso [terrestre]? Cadde uno dei figli di Noè: insudiciò forse la casa di quel giusto? Cadde Giuda: disonorò forse il collegio degli Apostoli?
[…] A causa di questi l’Apostolo dice: Non giudicate nulla prima del tempo, finché non venga il Signore e metta in luce ciò ch’è nascosto nelle tenebre e vengano a manifestarsi le intenzioni segrete d’ognuno; allora ciascuno riceverà lode da Dio. Passa la lode umana; talora uno loda un individuo cattivo ma non lo conosce; alle volte un altro accusa un fedele servo di Dio ma non lo conosce. Dio perdoni a coloro che non sanno; venga in aiuto a coloro che soffrono.

(AGOSTINO D’IPPONA, dal discorso 73)

3 • Predicare bene e razzolare male

Conosco molte persone che per un motivo o per l’altro sono rimaste affascinate da Gesù o dai suoi insegnamenti…

…ma sono rimaste scottate dal cattivo esempio di tanti cristiani (uomini di Chiesa, religiosi, laici, quella scorbutica della suora coi baffi che insegnava alle elementari) che, nonostante predichino il Vangelo e dicano di far parte del «Corpo di Cristo», spesso scandalizzano chi li osserva, fornendo con le loro parole o i loro gesti una contro-testimonianza a Gesù.

Indubbiamente, una certa coerenza di vita tra parole e gesti, tra desiderî e azioni, tra «il dire» e «il fare» – a me per primo – non farebbe affatto male…

…il problema della coerenza però, è che spesso le persone la rincorrono in modo idolatrico; come se fosse una cosa da “possedere” a tutti i costi, qualcosa che – una volta conquistata – può essere ostentata davanti agli altri.

Non so se lo sapete, ma dalla prima comunità di Gerusalemme fino alla Chiesa dei nostri giorni, la «coerenza» non è mai stata inserita nell’elenco delle virtù cristiane.

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In realtà (catechismo alla mano) c’è qualcosa che è molto più importante della coerenza: l’umiltà.

Avevo già citato questo passo di Madeleine Delbrêl (1904-1964), mistica e assistente sociale francese… ma repetita iuvant:

[…] a riguardo dell’esempio, bisogna sapere che noi non lo daremo sempre. Anche nei momenti in cui lotteremo più fermamente contro noi stessi, resteremo inferiori all’esempio che bisognerebbe dare.

[…] Il giorno che saremo convinti di essere dei piccoli, una fraternità di gente piccola, trattandoci gli uni gli altri come tali, senza stupirci d’essere quello che siamo, molte cose nella nostra vita si accorderanno, minimamente ma veracemente, alla semplicità di Dio.

(MADELEINE DELBRÊL, Note scritte secondo l’intenzione dei suoi gruppi, 1956)

L’umiltà – molto più che la coerenza – è una scuola di virtù; da questa strada stretta passano tutte le cose belle che si possano desiderare… per sé e per gli altri.

Una di queste, ad esempio, è la riconoscenza:

Noi restiamo persone su cui le critiche e le rimostranze alla Chiesa non fanno impressione, perché siamo riconoscenti. Perché senza la Chiesa Dio non sarebbe il nostro bene e noi non saremmo il suo bene. Perché la Chiesa è nostra madre e a chi dà la vita non si rimprovera di vivere male.

(MADELEINE DELBREL, da una nota personale del 1956, in MADELEINE DELBREL, La gioia di credere, Gribaudi, Torino 2012, p. 177)

4 • Guardare il dito (sporco) che indica la luna… o la luna?

Oh, facciamo a capirci…

…credo che chi si allontana dalla Chiesa perché rimane scottato dalla cattiva testimonianza dei cristiani che ha incontrato – 9 volte su 10 – dimostra una grande sanità mentale.

Un albero si riconosce dai frutti (cfr. Mt 7,16-20).

~

A volte però, il discorso sulla «cattiva testimonianza dei cristiani» ha portato a posizioni un po’ eccessive. Del tipo:

  • «In teoria, io [persona-esterna-alla-Chiesa] so di essere come te [cristiano] una persona fragile, con delle debolezze, dei difetti, a volte un po’ incoerente»
  • «Nonostante questo, io [persona-esterna-alla-Chiesa] mi aspetto da te [cristiano] una coerenza esemplare tra ciò che tu professi e il modo in cui ti comporti»
  • «E poiché c’è una discrepanza oggettiva tra queste due cose, io [persona-esterna-alla-Chiesa] ritengo che la Chiesa non sia credibile»
cristiani incoerenti

Scriveva don Luigi Giussani (1922-2005):

Gesù ebbe a dire: «E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me» (Lc 7,23); cioè di quello che diceva e faceva per paradossale che apparisse.
Analogamente noi possiamo dire: beato l’uomo che non rifiuta il valore per l’eventuale imperfezione di chi lo porta.

(LUIGI GIUSSANI, Perché la Chiesa?, Rizzoli, Milano 2003, p. 180)

Chi cerca nella Chiesa, cioè nell’insieme dei cristiani, una particolare “perfezione morale” o chissà quale altro virtuosismo, sta dimenticando un piccolo dettaglio… che la Chiesa è fatta di uomini!

(Se sono vere le parole di Gesù) però, Dio si serve proprio di questi uomini per provare a raggiungere tutti…

…come ricordava anche Francesco di Assisi, in questo episodio raccontato nelle Fonti Francescane:

Ho sentito dire che, passando il beato Francesco per la Lombardia, ed entrato in una chiesa per pregare, un patarino o manicheo, conscio della fama di santità che riscuoteva tra il popolo, gli si avvicinò e, volendo attirare a sé il popolo per mezzo di lui e così distorcere la fede e rendere spregevole l’ufficio sacerdotale, poiché il sacerdote parroco di quella parrocchia era scandaloso, dal momento che viveva con una concubina, chiese al detto santo: «Ecco, si deve prestare fede alle parole di costui e dare riverente credito alla vita di uno che tiene una concubina e ha le mani immonde, avendo toccato le carni di una meretrice?». Il santo, avvertendo la malizia di quell’eretico, si accostò a quel sacerdote sotto gli occhi dei parrocchiani e, piegando le ginocchia davanti a lui, disse: «Io non so se le mani di costui sono quali le descrive quest’uomo; ma anche se lo fossero, io so che esse non possono inquinare la forza e l’efficacia dei divini sacramenti. Anzi, attraverso queste mani si riversano sul popolo di Dio molti benefici e carismi celesti. Per questo io le bacio per riverenza di ciò che amministrano e per l’autorità di Colui per il quale l’amministrano». E pronunciando queste parole in ginocchio davanti a quel sacerdote, gli baciava le mani, confondendo gli eretici e i loro adepti che erano presenti.

(dalla testimonianza di Stefano di Borbone, Fonti Francescane n. 2253)

5 • Chi sono io? Lo scandalizzato o lo scandalizzatore?

In un’altra lettera (del 1963), Tolkien scriveva al figlio Michael:

La tentazione di «non credere» (che in realtà significa il rifiuto di Nostro Signore e delle Sue richieste) è sempre dentro di noi. Una parte di noi anela a trovare una scusa fuori di noi per mollare. Più forte è questa tentazione interiore più facilmente e più severamente saremo scandalizzati dagli altri. Penso di essere tanto sensibile quanto te (o qualsiasi altro cristiano) di fronte agli scandali, siano essi del clero che dei laici. Io ho sofferto dolorosamente nella mia vita a causa di preti stupidi, stanchi, ignoranti o persino cattivi; ma ora mi conosco abbastanza bene da sapere che non lascerò la Chiesa (che per me significherebbe lasciare l’alleanza con nostro Signore).
[…]
Se Egli è un imbroglio e se lo sono anche i Vangeli – cioè: racconti distorti di un megalomane demente (che è l’unica alternativa) allora naturalmente lo spettacolo inscenato dalla Chiesa (nel senso dei sacerdoti) in passato e oggi è semplicemente la prova di una gigantesca frode.
[…]
Noi dovremmo addolorarci per conto di Nostro Signore, associandoci agli scandalizzatori e non ai santi, senza gridare che non possiamo accettare Giuda Iscariota, o l’assurdo e codardo Simon Pietro o le sciocche donne simili alla madre di Giacomo che cerca di spingere suo figlio.

(JOHN RONALD REUEL TOLKIEN, da una lettera indirizzata al figlio Michael, 1 novembre 1963, in J.R.R. TOLKIEN, La realtà in trasparenza : lettere 1914-1973, Bompiani, Milano 2001, p. 380)

Mutatis mutandis, penso che valga la stessa cosa con la lettura de Il Signore degli Anelli

…siamo tutti (io per primo) bravissimi ad immedesimarci in Frodo, in Samwise Gamgee, in Faramir…

…ma la verità (almeno per me, se scavo nel mio cuore) è un’altra…

…io sono un campione di farisaismo… ho un super-io esigente e pretenzioso… e c’ho pure una mezza puzza sotto il naso nei confronti dell’umanità…

…sarei un perfetto cosplay di Boromir

…poi ho una scala di priorità disordinata, unita ad un attaccamento patologico ad inezie e scempiaggini…

salesalato gollum signore degli anelli

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), scrittore e giornalista britannico, scriveva queste righe in un suo saggio del 1905:

Quando Cristo in un momento simbolico fondò la Sua grande società, scelse come pietra angolare non il brillante Paolo né il mistico Giovanni, ma un arruffone, uno snob, un codardo, in una parola: un uomo. E su questa pietra Egli ha costruito la Sua Chiesa, su cui le porte dell’inferno non hanno avuto la meglio. Tutti gli imperi e tutti i regni hanno fallito a causa di questa perenne debolezza innata, ossia che furono fondati da uomini forti e su uomini forti. Ma quest’unica cosa, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole e per tale ragione è indistruttibile. Perché nessuna catena è più forte del suo anello più debole.

(GILBERT KEITH CHESTERTON, Eretici, Lindau, Torino 2010, p. 50)

Mi ha molto colpito anche questo passaggio di un intervista che Vittorio Messori fece ad Oscar Luigi Scalfaro nel 1987 (pochi anni prima che fosse eletto presidente della Repubblica italiana):

Ogni tanto, un amico sacerdote mi apre una chiesa di solito chiusa, in via di Monserrato, nel centro di Roma. Entro e mi inginocchio a pregare davanti a un’antica tomba: è quella di Alessandro VI, papa Borgia. Quel papa sciagurato mi è caro perché è soprattutto in lui – più ancora che nei papi santi – che risplende la potenza di Dio. Dio è Dio perché fa luce con le lampadine bruciate; se usasse quelle buone che Dio sarebbe?

(OSCAR LUIGI SCALFARO, intervistato in VITTORIO MESSORI, Inchiesta sul cristianesimo: sei tu il Messia che deve venire?, Torino, Società editrice internazionale 1987, p. 221)

Conclusione

Per chi avesse ancora qualche minuto di tempo da perdere – e volesse farsi una risata gratis – vi suggerisco di andarvi a leggere la seconda novella della prima giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio (sono 7 minuti di lettura).

È la storia di Abraam giudeo, un ebreo che dopo un viaggio a Roma nel quale è stato testimone della «malvagitá de’ cherici»… vabbè, non vi faccio spoiler, leggetela!

Per il resto, restituisco la linea alla regia con una citazione di Joseph Ratzinger, da un suo libro del 1968:

In virtù del dono del Signore, mai ritrattato, la chiesa continua a essere quella che egli ha santificato, in cui la santità del Signore si rende presente fra gli uomini. Ma è sempre realmente la santità del Signore che si fa qui presente e che si sceglie continuamente come contenitore della sua presenza, con amore paradossale, anche e proprio le sporche mani degli uomini. È santità che risplende come santità di Cristo in mezzo al peccato della chiesa. Questa è la figura paradossale della chiesa, nella quale il divino si presenta così spesso in mani indegne, nella quale il divino è sempre presente solo nella forma del ‘nonostante tutto’, per i fedeli un segno del ‘nonostante tutto’ dell’amore di Dio, sempre più grande.

(JOSEPH RATZINGER, Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia 2005, p.331)

sale

(Primavera 2021)

Fonti/approfondimenti

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