Chiesa e soldi: 8×1000, ICI, IMU e tasse varie

Condividi sui social:

1 • È giusto che la Chiesa possieda dei beni?

Ogni religione ha un «rito di iniziazione», che segna il passaggio dalla fanciullezza alla maturità.

Nell’ebraismo c’è il Bar mitzwah.

Nell’induismo c’è l’Upanayana.

Nel confucianesimo c’è il Guan Li.

iniziazione cristiana

Comunque.

Ironia a parte.

Tanta gente ha dubbi e perplessità quando si parla del rapporto tra la Chiesa e i soldi:

  • La Chiesa paga le tasse?
  • Perché ha esenzioni fiscali?
  • L’8×1000 non è una tassa ingiusta?
  • È lecito che la Chiesa possieda beni (mobili e immobili)?

Molte persone – credenti e non – rispondono in modo pressappochista a queste domande…

…e spesso – per sostenere la propria tesi – dicono che «Il Vangelo dice che…» oppure che «Gesù dice che…», e poi fanno un cherry picking (*) di alcuni versetti estrapolati dal contesto.

Dato che sono in molti a citare il Vangelo… apriamolo, e vediamo che c’è scritto!

(*) (Come spiegato in questo prezioso mazzo di carte, il «cherry picking» è una fallacia logica… consiste nel seleziona solo le prove che sostengono la mia tesi, tralasciando volutamente o inconsciamente tutte le altre che la potrebbero confutare)

2 • Cosa dice il Vangelo?

Partiamo da Gesù in persona… e sfatiamo un mito: Gesù non era un poveraccio.

Non era un pezzente.

Non era uno straccione.

Per 30 anni ha svolto il mestiere di tèkton (τέκτων), cioè faceva il carpentiere (contrariamente al luogo comune, san Giuseppe non era un falegname – nel senso che questa parola ha oggi – ma un carpentiere: verosimilmente costruiva mobili, barche, tetti, partecipava ai cantieri di costruzione di edifici, etc.).

Sicuramente tra gli ebrei c’erano persone più ricche di lui, ma Gesù non era un indigente.

Un versetto in cui si può trovare un indizio delle sue condizioni economiche è quello in cui si fa riferimento alla tunica che indossava:

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca».
(Giovanni 19,23-24)

Perché tirano a sorte?

tunica di gesu

Nel capitolo 8 del Vangelo di Luca invece c’è scritto che:

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.

(Luca 8,1-3)

Il riferimento è buttato lì sbrigativamente, ma in questi versetti si parla del fatto che tra i discepoli di Gesù c’erano persone che mettevano a disposizione «i loro beni».

Non dice genericamente che «davano una mano», o che «aiutavano come potevano».

La traduzione letterale dell’originale greco (àitines diekònun autòis ek tòn uparchònton autàis, αἵτινες διηκόνουν αὐτοῖς ἐκ τῶν ὑπαρχόντων αὐταῖς) dice «che li servivano con i loro possedimenti/beni/possessi» (il termine ὑπαρχόντων è il genitivo neutro plurale del participio presente attivo del verbo ὑπάρχω, che tra i tanti significati ha quello di «essere in possesso»).

~

Qualche anno dopo, la situazione non cambia.

Ecco come viene descritta la condizione della chiesa negli Atti degli apostoli:

Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

(Atti 4,34-35)

Insomma.

Anche la fantomatica «chiesa delle origini» possedeva dei beni: c’erano alcune persone che vendevano campi e case, e davano i soldi a Pietro e ai Dodici, che li amministravano secondo le necessità di tutti.

~

Volendo si potrebbero fare altri esempi.

Però.

Senza stare a sbrodolare.

Penso che si possa già fare una prima considerazione: se leggiamo il Vangelo, è evidente che la Chiesa ha diritto a possedere dei beni.

Il problema semmai potrebbe essere il modo in cui questi beni vengono utilizzati, ma non il possesso in sé.

E in che modo la Chiesa dovrebbe utilizzare i suoi beni?

La risposta si trova nel Codice di diritto canonico.

Ecco cosa leggiamo, al cànone 1254:

§1. La Chiesa cattolica ha il diritto nativo, indipendentemente dal potere civile, di acquistare, possedere, amministrare ed alienare beni temporali per conseguire i fini che le sono propri.

§2. I fini propri sono principalmente: ordinare il culto divino, provvedere ad un onesto sostentamento del clero e degli altri ministri, esercitare opere di apostolato sacro e di carità, specialmente a servizio dei poveri.

(CODICE DI DIRITTO CANONICO, cànone 1254)

Tradotto in italiano: la Chiesa cattolica ha diritto a possedere beni, perché quei beni le servono a raggiungere i proprî scopi.

E quali sono gli scopi per cui è necessario che la Chiesa possieda dei beni?

  • ordinare il culto divino, cioè costruire chiese e acquistare tutto ciò che ha a che fare con la liturgia e la celebrazione della messa: calici, patene, pissidi, turiboli, etc;
  • sostenere economicamente il clero, cioè pagare lo stipendio ai preti;
  • esercitare opere di apostolato sacro e di carità, specialmente l’aiuto dei poveri.

Si possono raggiungere questi scopi senza l’utilizzo di beni materiali?

Ovviamente no.

Quindi la Chiesa non solo può, ma DEVE possedere beni, se vuole portare a termine la sua missione.

Contrariamente a quanto vorrebbero far credere alcuni paladini dell’ateismo militante, la Chiesa non si occupa solo di «faccende spirituali».

La Chiesa si occupa dell’intera persona umana, che secondo l’antropologia cristiana è fatta di spirito, psiche e corpo:

  • lo spirito ha bisogno dei sacramenti, della preghiera, della grazia di Dio, del perdono, della misericordia, etc.
  • la psiche ha bisogno di essere educata alla prudenza, alla temperanza, alla giustizia, alla bellezza, ad una liturgia curata, a chiese costruite con criterio (e non a quei blocchi di cemento che sono stati costruiti negli ultimi ’50 anni nelle periferie di Roma, che sembrano magazzini di Foppapedretti);
  • il corpo ha bisogno di cibo, di cure mediche, di ospedali (sapete chi ha inventato gli ospedali?)

Insomma, come disse la politica britannica Margaret Thatcher (1925-2013):

Nessuno ricorderebbe il Buon Samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche soldi.

(MARGARET TATCHER, da un intervista nel programma televisivo Weekend World, sulla rete London Weekend Television, 6 gennaio 1980, link al testo, link alla clip video)

3 • E se la Chiesa usa male i suoi soldi?

Non prendiamoci in giro però.

La Chiesa ha sempre avuto un problema con i soldi.

Questo perché la Chiesa è fatta di uomini come me e te…

…e tutte le persone (chi più, chi meno) hanno un problema con i soldi.

sale davanti al giudice

Tutti noi siamo fragili. Siamo ansiati. Abbiamo paura del futuro.

E i soldi danno sicurezza.

O meglio, danno l’illusione della sicurezza.

Avere soldi dà l’illusione di poter fronteggiare qualsiasi imprevisto capiterà nella vita…

Detto questo…

Se è brutto vedere un uomo avido, è ancor più brutto vedere un sacerdote attaccato ai soldi.

Tanto i cristiani, quanto i non cristiani, si aspettano «qualcosa di più» dai sacerdoti… e vederli cadere per motivi meschini, è sempre un po’ triste.

Come scrive Franco Nembrini nel suo commento all’inferno di Dante:

[…] il nesso ricchezza/peccato, e viceversa povertà/santità, rimane di eterna attualità.

(FRANCO NEMBRINI, dal suo commento a DANTE ALIGHIERI, Inferno, Mondadori, Milano 2018, p.401)

Oh, intendiamoci.

Sicuramente esistono uomini ricchi molto generosi…

Ed esistono senzatetto egoisti e prepotenti…

…ma è molto più facile imbattersi nel contrario, e trovare:

  • la santità in un contesto di povertà e frugalità;
  • il peccato, la meschinità e la chiusura di cuore in un contesto di ricchezza e sfarzosità.

Che dire allora quando ci sono uomini di Chiesa che fanno male il loro lavoro?

Che dire di tutti i laici, i sacerdoti, i vescovi, i cardinali e i papi che hanno sfruttato il Vangelo o il nome di Gesù, e si sono approfittati della semplicità di tante persone?

Che dire quando i cristiani offrono una contro-testimonianza del Vangelo?

Cosa rispondere a tutti i nostri amici che non credono più in Dio (o non ci hanno mai creduto) e ci chiedono conto di tutte le volte che all’interno della Chiesa hanno visto meschinità, avidità e attaccamento al denaro?

La risposta è molto semplice: noi cristiani non siamo chiamati a “nascondere sotto al tappeto” le nostre imperfezioni… e neanche quelle della Chiesa.

Anzi.

Penso che in tanti contesti potrebbe essere proprio la nostra povertà a far breccia nel cuore indurito di tante persone che non credono in Dio, e che pensano (erroneamente) che la Chiesa sia «la comunità dei perfetti, che fanno la morale agli altri».

La Chiesa invece altro non è che la comunità dei poveracci, delle «ultime ruote del carro» e degli «scappati de casa» che hanno incontrato Gesù.

Duemila anni fa la Chiesa era formata da dodici persone; e tra queste c’erano uno zelota (Lc 6,15), un ladro (Gv 12,6), un paio di traditori (Mc 14,30, Lc 22,48), un paio di “arruffoni” (Mc 10,37), etc.

Quindi, se Gesù non si è scandalizzato del fatto che – quando lui era ancora vivo – le proporzioni nella Chiesa erano quelle, non mi sento in diritto di fare lo schizzinoso.

Questo ovviamente non significa chiudere un occhio di fronte al male: ogni membro della chiesa – dalla vecchietta più incartapecorita fino al papa – è chiamato a convertirsi ogni giorno…

…però c’è modo e modo di stare di fronte al male presente all’interno della Chiesa:

  • un primo modo è quello descritto dal detto «fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce»: sì, purtroppo ci sono preti che offrono una contro-testimonianza del Vangelo; e questa cosa è gravissima; e sì, la Chiesa è chiamata di giorno in giorno a purificarsi… ma con la consapevolezza che queste persone sono l’eccezione, l’anomalia, la minoranza in un organismo fecondo, che fa tanto bene a tante persone;
  • il secondo modo di stare di fronte al male della Chiesa è il sentimento di indignazione che tanto contraddistingue la nostra epoca; come ho già detto altre volte qui sul blog, selezionare accuratamente irregolarità, malfunzionamenti, mele marce, discepoli disubbidienti, per descrivere la Chiesa, mi sembra un modo intellettualmente disonesto di parlare della Chiesa… non troppo diverso da chi dà del «delinquente» ad un extra-comunitario.

Tante persone sono cresciute con un’immagine della Chiesa che somiglia a Mordor.

Ma la Chiesa non è solo Rodrigo Borgia (*), lussuria, ricchezze e avidità…

(*) (anche su Rodrigo Borgia ce ne sarebbero tante da dire, se andassimo un minimo più in profondità rispetto a tante semplificazioni anticliericali)

Ripeto per l’ennesima volta: nel corso della storia ci sono sempre stati cristiani avidi e disonesti.

Ma lo sapete qual è il motivo principale per il quale la Chiesa possiede la maggior parte dei beni che possiede?

Se la Chiesa ha accumulato tanti beni è perché, nei secoli, le sono stati donati, come segno di riconoscimento di tutto il bene che tanti cristiani facevano: monasteri e abbazie, ospedali e orfanotrofi, scuole e mille opere di carità hanno sempre raccolto elemosine e donazioni da folle di fedeli che vedevano il bene che questi facevano e volevano sostenerne l’azione.
(FRANCO NEMBRINI, dal suo commento a DANTE ALIGHIERI, Inferno, Mondadori, Milano 2018, p.405)

Poi è chiaro che dove entra in gioco il denaro la degenerazione è dietro l’angolo, ed è facilissimo che il fine – fare il bene – diventi il mezzo, e il mezzo – il denaro – si trasformi in scopo; ma questo non può far dimenticare l’oceano di bene che i cristiani nei secoli hanno compiuto.
Semmai a sorprendere è il contrario: il fatto che, pur in mezzo a tutte le tentazioni e la corruzione che la richezza porta, il nocciolo del messaggio cristiano si sia conservato.
(FRANCO NEMBRINI, dal suo commento a DANTE ALIGHIERI, Inferno, Mondadori, Milano 2018, p.405)

A tal proposito, avevo già citato qui sul blog la storia di Abraam giudeo, la seconda novella della prima giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio (1313-1375).

Per chi fosse interessato, vi lascio qui sotto un paragrafo extra… cliccate per espanderlo e leggere.

Altrimenti, ignoratelo, e proseguite con la lettura.

4 • L’8×1000

Bene.

Basta con le premesse.

Tanto chi aveva il dente avvelenato contro la Chiesa, non sarà stato persuaso dalle poche righe che ho scritto qui sopra…

…passiamo alle questioni più strettamente tecniche… e partiamo con l’8×1000.

Molte persone pensano che l’8×1000 sia una tassa obbligatoria che la Chiesa cattolica decurta dalle tasche degli italiani, per intascarsela.

Niente di più falso.

Cos’è dunque l’8×1000?

L’8×1000 è la percentuale dell’imposta fissa sui redditi delle persone fisiche che i contribuenti possono destinare ad alcune attività di rilievo sociale e culturale dello Stato italiano o di una confessione religiosa che li utilizzerà per finalità, di culto, sociali, culturali.

(ITALIA NO PROFIT, «8 per mille: cos’è, come funziona, quali sono i beneficiari?», pagina consultata il 3 aprile 2024)

Che significa?

Allora…

Ogni italiano dovrebbe pagare le tasse.

Una di queste tasse è l’Irpef (acronimo di Imposta sul reddito delle persone fisiche).

Tagliando violentemente con l’accetta… l’Irpef è una tassa che varia in base a quanto guadagno (se sono un lavoratore dipendente) e/o a quante case o terreni possiedo.

Bene.

Ipotizziamo che io paghi allo Stato italiano 5000 euro all’anno di Irpef.

L’8×1000 di questa cifra sono 40 euro (5000 ÷ 1000 × 8 = 40).

Questi 40 euro fanno parte dei soldi che lo Stato italiano mi toglie con l’Irpef ogni anno.

Non sono soldi miei, ma soldi che lo Stato mi ha già tolto con le tasse.

Sommando l’8×1000 di tutti gli italiani (i 40 euro che ho versato io, più i 30 di Tizio, più i 50 di Caio, più quelli di tutti gli altri cittadini), si ottiene una cifra che si aggira intorno a un miliardo e 200/300 milioni di euro (euro più, euro meno).

Che si fa con questa cifra enorme?

Lo Stato italiano dà la possibilità ad ogni cittadino di scegliere a chi destinare una percentuale di questa cifra.

Esatto, avete capito bene: contrariamente al luogo comune, la Chiesa cattolica non è la sola realtà in Italia a cui può essere destinato l’8×1000.

Nel momento in cui sto scrivendo, i soggetti beneficiari dell’8×1000 sono quattordici:

  • lo Stato
  • la Chiesa cattolica
  • l’Unione delle comunità ebraiche italiane
  • l’Unione buddhista italiana
  • l’Unione induista italiana
  • la Chiesa valdese
  • una serie di altre confessioni cristiane non cattoliche

Ogni italiano, quando fa la dichiarazione dei redditi (cioè quando compila il modello 730) può scegliere a chi destinare l’8×1000.

Cioè può scegliere come deve essere distribuita la cifra enorme che ho scritto sopra (un miliardo e 200/300 milioni)

(Ad essere precisi, oltre all’8×1000 esiste anche il 5×1000 – che può essere destinato ad enti di ricerca, associazioni sportive, cooperative sociali, enti del settore terziario, etc. – ed il 2×1000 – che può essere destinato a partiti politici e associazioni culturali)

Domanda da un milione di dollari: che succede se qualcuno NON esprime la propria preferenza quando fa la dichiarazione dei redditi?

Come dicevo prima, l’Irpef è una tassa che pagano tutti.

Quindi, i soldi dell’8×1000 vengono tolti a tutti.

Se una persona non esprime la propria preferenza, non esercita il diritto di scegliere a chi devolvere i soldi (il miliardo e 200/300 milioni)…

…e quindi gli altri italiani sceglieranno per lui, secondo il sistema proporzionale che viene usato in qualsiasi decisione che deve essere presa dal popolo.

Facciamo un esempio.

Per semplificare, ipotizziamo:

  • che il totale dei soldi dell’8×1000 sia un miliardo;
  • che l’Italia sia abitata solamente da 200 persone.

Nel nostro esempio, i 200 cittadini italiani – al momento della dichiarazione dei redditi – esprimono queste preferenze:

  • 50 scelgono di devolvere l’8×1000 alla Chiesa cattolica
  • 30 scelgono di devolvere l’8×1000 allo Stato italiano
  • 20 scelgono di devolvere l’8×1000 all’Unione buddhista italiana
  • 100 italiani NON esprimono la loro preferenza

Come viene distribuito l’8×1000 in questo caso?

Innanzitutto, si ignorano le persone che non hanno espresso la preferenza (dato che non hanno voluto esercitare il loro diritto).

Dopodiché, si calcolano le percentuali in base a chi ha espresso la preferenza, ovvero:

  • 50% dei soldi alla Chiesa cattolica: cioè 500 milioni di euro;
  • 30% dei soldi allo Stato italiano: cioè 300 milioni di euro;
  • 20% dei soldi all’Unione buddhista italiana: cioè 200 milioni di euro.

~

Forse qualcuno può aver storto il naso di fronte a questo esempio…

…però il sistema proporzionale funziona così.

Se non è chiaro, proviamo a fare un altro esempio che riguarda l’ambito politico.

In Italia, ogni volta che ci sono le elezioni parlamentari, alcune persone non votano.

Alle ultime elezioni, ad esempio, non ha votato quasi un italiano su tre (la percentuale di astensioni in Italia è progresivamente cresciuta – dal 1976 quando i votanti sono stati il 93.4%, fino ad arrivare alle ultime elezioni del 2022 quando i votanti sono stati il 63.8%)

A prescindere dal numero di persone che votano, i seggi delle due Camere del Parlamento vengono occupati per intero.

Come vengono distribuiti i seggi? In proporzione al numero di persone che hanno votato i rispettivi partiti politici.

Se qualcuno non va a votare, non ha esercitato il proprio diritto… ma non possiamo lasciare dei seggi vuoti in Parlamento!

Con le attuali percentuali di astensionismo, anche quando un partito vince le elezioni in Italia, la percentuale di italiani che lo ha votato è comunque relativamente bassa:

  • nel 2022, il partito con più voti è stato Fratelli d’Italia, che è stato votato solo dal 26% degli italiani;
  • nel 2018, il partito con più voti è stato il Movimento 5 Stelle, che è stato votato solo dal 32% degli italiani;
  • etc.

~

Torniamo all’8×1000.

Capirete bene che, dato che in Italia ci sono ancora molti cristiani, la maggior parte dei soldi dell’8×1000 viene destinata alla Chiesa cattolica.

Dato che però in Italia ci sono anche tantissimi non cristiani, molti di loro si lamentano di tutti i soldi che la Chiesa riceve grazie all’8×1000.

Ad esempio.

Nel 2016 il Fatto Quotidiano intitolava un suo articolo: «8 per mille, Tesoro: “Nel 2016 distribuiti 1,3 miliardi. Oltre 1 miliardo alla Chiesa cattolica, 187 milioni allo Stato”»

L’articolo si apriva con queste righe: «solo il 36,7% dei contribuenti hanno firmato per la Chiesa, ma come ogni anno il meccanismo di ripartizione ha fatto sì che ricevesse oltre l’80% delle risorse».

Che dire?

A mio avviso, la lamentela del giornalista del Fatto Quotidiano non ha alcun senso.

Se dovessimo traslare il discorso sui seggi del Parlamento, sarebbe qualcosa tipo: «Il partito che ha vinto aveva solo il 26% di voti, ma ha potuto lo stesso formare il Governo».

Se tutte le persone che si sono astenute avessero votato un altro partito, probabilmente il partito vincitore non avrebbe vinto, ma quelle persone si sono rifiutate di esercitare un diritto.

Cosa intendo?

Intendo che l’8×1000 si basa sulla scelta libera degli italiani.

Se il 63,3% degli italiani NON esprime una preferenza sull’8×1000, i restanti 36,7% degli italiani sceglieranno come sarà distribuito il miliardo e 200/300 milioni.

Se tra quei 36,7% di italiani ci sono molti cristiani, verosimilmente la maggior parte dell’8×1000 finirà alla Chiesa cattolica.

Se il 100% degli italiani esprimesse la propria preferenza, e il 70% di loro scegliesse lo Stato italiano, lo Stato italiano riceverebbe il 70% del miliardo e 200/300 milioni, e alla Chiesa cattolica resterebbero pochi spicci.

Se nessun italiano scegliesse la Chiesa, la Chiesa cattolica non prenderebbe un soldo dall’8×1000.

Insomma, a costo di essere ridondante: l’8×1000 si basa sulla scelta libera degli italiani.

Tra l’altro, la Chiesa cattolica è sempre stata molto trasparente su questa cifra: ogni anno, la Conferenza Episcopale Italiana paga una pagina sui giornali principali per documentare come viene investito l’8×1000 (a titolo di esempio, potete trovare su Wikipedia i dati del 2018)

A dirla tutta, poi, l’ammontare dell’8×1000 sono bruscolini, se paragonati alle altre spese dello Stato italiano… tanto per dire, sapevate che nel 2018 (cioè in un momento storico molto lontano dall’attuale conflitto tra Russia ed Ucraina) le spese militari dell’Italia ammontavano a 25 miliardi di euro (ovvero, se la matematica non è un’opinione, venticinque volte l’8×1000).

E su questa cifra, nessun italiano ha potuto esprimere una preferenza nella Dichiarazione dei redditi

5 • La Chiesa paga le tasse?

Un’altra cosa che si sente dire riguardo alla Chiesa è che «non paghi le tasse».

I più studiati, dicono che la Chiesa «non paga l’ICI».

E i più aggiornati, sostengono che «non paga l’IMU».

Come stanno le cose?

Molti di voi probabilmente avranno sentito questi due acronimi (ICI ed IMU) se hanno seguito il dibattito politico degli ultimi 15 anni relativo alle tasse sulla prima casa:

  • «Niente tasse sulla prima casa!» – «Yeee!»
  • «C’è la crisi, lo stato ha bisogno di soldi: di nuovo tasse sulla prima casa!» – «Buuu!»
  • «Votatemi, vi tolgo le tasse sulla prima casa!» – «Yeee!»
  • «Il debito pubblico sta salendo: occorre tassare le prime case!» – «Buuu!»
  • etc.

Dunque.

In super-sintesi:

  • L’ICI era l’Imposta comunale sugli immobili, in vigore dal 1993 al 2011 (link a Wikipedia, per chi volesse approfondire);
  • L’IMU è l’Imposta municipale unica, in vigore dal 2012 (link a Wikipedia anche qui)

In pratica, l’IMU è l’evoluzione dell’ICI: ha replicato molti dei regolamenti e dei sistemi di calcolo della precedente legge.

Tagliando con l’accetta, l’IMU è una tassa di tipo patrimoniale che si applica agli immobili, cioè a case (ed altri edifici), terreni (agricoli, edificabili, etc.) e a tutti quei beni che in modo naturale o artificiale sono «ancorati al suolo».

Ciclicamente, negli ultimi anni ho sentito qualcuno lamentarsi del fatto che «La Chiesa non paga l’IMU».

Ebbene… è parzialmente vero!

La Chiesa infatti possiede immobili sui quali non paga l’IMU.

Così come la Comunità ebraica possiede immobili sui quali non paga l’IMU.

Così come Amnesty International possiede immobili sui quali non paga l’IMU.

Così come l’Arcigay possiede immobili sui quali non paga l’IMU.

E lo sapete perché?

Perché questi immobili sono edifici che non hanno un uso commerciale.

E la legge dice che sono esentati dal pagamento dell’IMU tutti gli edifici:

[…] destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985 n. 222 [nota mia: cioè le attività di religione e di culto].

(dalla Normativa sull’ICI, ovvero il Decreto Legislativo 504/1992, art.7; ripreso dalla Normativa sull’IMU, ovvero il Decreto Legge 1/2012, art.91-bis)

Cosa comporta questa legge?

Comporta che:

  • la comunità ebraica di Roma non paga l’IMU per la Sinagoga, per il museo nella sinagoga, per le sue scuole… mentre invece la paga per tutti gli edifici del ghetto ebraico di Roma usati come alberghi, ristoranti, negozi, etc;
  • i mormoni non pagano l’IMU per il loro Tempio a Porta di Roma (quello che hanno inaugurato all’inizio del 2019… che sembra uscito fuori dalla saga di Dune di Frank Herbert);
  • i valdesi non pagano l’IMU per il loro Tempio a piazza Cavour… però la pagano per la libreria accanto al tempio;
  • l’Arcigay non paga l’IMU sulle sedi delle 73 città italiane in cui è presente;
  • la Caritas non paga l’IMU per la mensa a via Marsala, né per l’ostello in cui ospita i senzatetto d’inverno;
  • la Chiesa cattolica non paga l’IMU per le chiese, per gli oratorî e per le aule di catechismo… ma lo paga per i locali del McDonald’s che si trova a Roma, vicino a piazza Navona (in piazza delle Cinque Lune), dato che li ha affittati alla catena di fast food statunitense;
imu e centri sociali

A questo punto, mi immagino una lamentela del tipo: «Sale, però io ho sentito che quella comunità religiosa possiede un albergo, e in quell’albergo hanno fatto costruire una cappellina di 20 metri quadrati per poter dire che “l’intero edificio è adibito a luogo di culto” per non pagare l’IMU! Come la mettiamo con questi casi?».

Che vi devo dire?

Ovviamente questo è un furto bello e buono.

È una frode.

È una violazione del settimo comandamento: «Non rubare».

Purtroppo, nella Chiesa c’è anche questo.

Ed è una cosa gravissima ed ingiustificabile.

Questi casi però, grazie a Dio, sono veramente rari.

La cosa che succede più spesso è che ci sono oratori delle parrocchie nei quali c’è un campetto di calcio, e i sacerdoti lo affittano per pochi spicci ai ragazzi.

Che fare in questi casi?

In teoria, anche in questi casi bisognerebbe pagare l’IMU.

In pratica, non penso che i sacerdoti vadano a farsi le vacanze a Tenerife con i soldi che guadagnano dall’affitto del campetto, ma al più ci paghino le spese dei fari che illuminano il campo, dell’acqua calda con cui i ragazzi si fanno la doccia, della manutenzione del manto erboso di tanto in tanto…

Facciamo un esempio a parti inverse.

So per certo che ci sono molti centri sociali al cui interno si trovano bar, locali, ristoranti bistrot, che per cavilli e voli pindari burocratici non pagano l’IMU (e spesso e volentieri non emettono nemmeno uno scontrino fiscale).

Anche in quel caso – come per il campetto di calcio in parrocchia – non penso che il presidente del centro sociale si vada a fare le vacanze a Kuala Lumpur, ma che usi i soldi guadagnati per rientrare di piccole spese qua e là.

Ferma restando la mia condanna nel caso degli alberghi che non pagano l’IMU, in questi ultimi due esempî giro a voi la domanda: dobbiamo inasprire la severità dei controlli della Guardia di Finanza, in modo che arrivi a punire anche il prete che fa pagare un contributo per il campo da calcio, e il centro sociale che non fa gli scontrini per gli aperitivi che vende ai frequentatori abituali?

Non so.

Detto questo, comunque, è giusto che la maggior parte degli edifici che non pagano l’IMU, non lo paghino: oratori, mense e centri di accoglienza della Caritas, centri sociali, e qualsiasi altra associazione non profit, da Amnesty International all’Arcigay.

E sapete perché è giusto che non paghino l’IMU?

Perché lo dice la Costituzione italiana, all’articolo 118:

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni, salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
[…]
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

(COSTITUZIONE ITALIANA, Articolo 118)

Che significa?

Ma soprattutto… cos’è il principio di sussidiarietà?

Il principio di sussidiarietà è un concetto spesso utilizzato in ambito politico e giuridico, quando si parla dell’organizzazione di uno Stato.

Sostiene che le decisioni dovrebbero essere prese al livello più basso possibile, più vicino alle persone coinvolte o alle realtà locali, purché siano prese in modo efficace ed efficiente.

Cioè?

Cioè, quando una questione può essere risolta a livello locale o inferiore, non dovrebbe essere trasferita a un livello più alto o centrale del governo.

Ovvero?

Facciamo un esempio.

Immaginiamo che in un comune ci sia la necessità di avere un luogo di aggregazione dove i bambini possano giocare.

Se questo problema NON può essere risolto dal comune, lo Stato utilizzerà le tasse dei contribuenti per creare un parco giochi, nel quale i bambini possono andare a giocare.

Se invece in quel comune esiste un oratorio che adempie in modo efficace questa funzione, lo Stato non solo può, ma deve lasciarglielo fare.

E dunque, è giusto che l’oratorio sia premiato dallo Stato con una tassazione più leggera, dato che l’oratorio è “un privato” che si sta facendo carico di un problema sociale.

Non è questione di «clericalismo», ma di sussidiarietà.

Non si tratta di «fare favori alla Chiesa», ma di seguire la Costituzione italiana.

Conclusione

Lascio qui in conclusione un’ultimo pensiero.

Ci sono molte persone, anche all’interno della Chiesa, che si lamentano della ricchezza all’interno delle Chiese barocche:

  • statue
  • affreschi
  • dipinti
  • cornici laccate d’oro
  • servizi da messa in metalli preziosi

Queste persone, in realtà, hanno confuso il cristianesimo con il pauperismo.

Per confutare le loro argomentazioni, è sufficiente leggere due brani.

Il primo brano che vi propongo è di san Francesco d’Assisi (1181-1226):

Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici che debbano venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacrano il corpo.
I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, debbano averli di materia preziosa.
E se in qualche luogo il santissimo corpo del Signore fosse collocato in modo troppo miserevole, secondo il comando della Chiesa venga da loro posto e custodito in un luogo prezioso, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione.

(FRANCESCO D’ASSISI, Prima lettera ai custodi, in Fonti Francescane, n.241)

Il secondo brano che vi propongo è tratto dal Vangelo di Giovanni, e sono le parole di Gesù in persona:

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

(Giovanni 12,1-8; cfr. anche Matteo 26,6-13)

E niente.

Lascio fare a voi le dovute considerazioni.

Passo e chiudo.

sale

(Primavera 2024)

Fonti/approfondimenti

Condividi sui social:

Ti piace il blog?


Clicca la tazzina per aiutarmi a farlo crescere!