Cattolici e politica: preti ideologici, omelie politicizzate e altre tentazioni

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1 • Premessa: Tolkien era di destra o di sinistra?

Disclaimer: se non siete fan di Tolkien, potete passare direttamente al paragrafo due.

~

Prima di partire a cannone col tema di oggi, vorrei prenderla un po’ larga e raccontare un aneddoto.

Sicuramente conoscerete tutti – almeno per sentito dire – lo scrittore britannico John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), autore de Lo Hobbit, del Signore degli Anelli

tolkieniani

Ebbene.

Non so se sapete che Tolkien è stato «tirato per la giacchetta» per motivi politici più di una volta.

Alla prima pubblicazione italiana della trilogia del Signore degli Anelli, la Rusconi aveva pubblicato il libro con una fascetta che lo definiva «la bibbia degli hippies» (non ho fatto ricerche più approfondite, ma probabilmente la pubblicazione del libro nell’America degli anni ’60 era stata apprezzata in ambienti “di sinistra”).

Negli anni successivi però sono stati alcuni gruppi di estrema destra ad appropriarsi indebitamente dell’immaginario tolkieniano: tra il 1977 e il 1981 i giovani del Movimento Sociale Italiano e del Fronte della Gioventù hanno organizzato i raduni giovanili chiamati «Campi Hobbit» – mescolando riferimenti letterari a Tolkien, controcultura, esoterismo e ideologie di destra.

Per carità: è vero che nei testi di Tolkien si parla della lotta tra il bene e il male… ci sono eroi “tutti d’un pezzo”… la «tradizione» ha una valenza fortemente positiva… così come la custodia di tutto ciò che di bello ci è stato tramandato da chi è vissuto prima di noi…

…ma Tolkien non si è mai sbilanciato politicamente, né ha mai strizzato l’occhio agli estremismi.

Anzi.

Tanto per fare un esempio.

Quando la Allen & Unwin – con cui aveva pubblicato Lo Hobbit nel 1937 – stava valutando la possibilità di una pubblicazione del libro in Germania con la Ruetten & Loening di Potsdam, la casa editrice tedesca scrisse a Tolkien per chiedere se lui era «di razza ariana»… e lui rispose in questo modo:

Non considero affatto la (probabile) assenza di sangue ebreo come necessariamente onorevole; e ho molti amici ebrei, e dovrei rammaricarmi di aver prestato fede all’affermazione che ho sottoscritto, della completa perniciosità e non-scientificità della dottrina della razza.

(JOHN RONALD REUEL TOLKIEN, da una lettera a Stanley Unwin del 25 luglio 1938, in JOHN RONALD REUEL TOLKIEN, La realtà in trasparenza : lettere 1914-1973, Bompiani, Milano 2001, p.35)

In un abbozzo della stessa lettera – rimasto negli archivi della Allen & Unwin – Tolkien aveva scritto anche:

Se voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato.

(JOHN RONALD REUEL TOLKIEN, da una lettera alla Ruetten & Loening Verlag del 25 luglio 1938, in JOHN RONALD REUEL TOLKIEN, La realtà in trasparenza : lettere 1914-1973, Bompiani, Milano 2001, p.35)

Fino a qualche anno fa credevo che le strumentalizzazioni politiche di Tolkien fossero finite con gli anni ’90.

Invece, recentemente, è accaduto un altro episodio riguardante Tolkien che mi ha fatto storcere il naso.

Non so se sapete che la traduzione “storica” in italiano del Signore degli Anelli è quella di Vittoria Alliata di Villafranca (revisionata da Quirino Principe), pubblicata per la prima volta negli anni ’70.

Questa traduzione è quella che ha accompagnato noi lettori italiani per cinquant’anni:

  • è quella che ho letto quando da ragazzo mi sono accostato a Tolkien per la prima volta;
  • è quella che hanno letto tutti i miei amici nerd;
  • è quella che è stata utilizzata per la localizzazione in italiano dei film di Peter Jackson degli anni 2000;
  • è quella utilizzata in occasione delle appropriazioni politiche – vedi quello che dicevo sopra sulla «Bibbia degli hippies» e sui «Campi Hobbit»;
  • è quella utilizzata per la traduzione in italiano di videogiochi, giochi da tavola e giochi di ruolo ambientati nella Terra di Mezzo;
  • etc.

Tra il 2019 e il 2020 è stata pubblicata una nuova traduzione in italiano del Signore degli Anelli ad opera di Ottavio Fatica – con la consulenza dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (AIST).

Questa traduzione è stata oggetto di un acceso dibattito nella comunità tolkienana italiana, dividendo la community:

  • se è vero che Fatica ha cercato di prestare maggiormente attenzione alla differenza dei registri linguistici dei personaggi, e ad una serie di altre inesattezze della traduzione della Alliata (che – ricordiamolo – quando ha tradotto il Signore degli Anelli aveva tra i 16 e i 17 anni)…
  • …dall’altro lato Fatica ha fatto delle scelte quanto mai discutibili (*) nel proporre nuove traduzioni per alcuni termini che la Alliata aveva tradotto in modo assai migliore:
    • il giardiniere di Frodo Baggins «Samwise Gamgee» – lasciato inalterato dalla Alliata – è stato italianizzato in «Samplicio Gamgee» da Ottavio Fatica;
    • la locanda di Brea «The Prancing Pony» – tradotta da Alliata come «Puledro Impennato» – è stata ri-tradotta da Fatica come «Cavallino Inalberato» (se proprio voleva cambiare il nome, non era meglio «Pony Rampante»?);
    • Aragorn in inglese è un «ranger»; la Alliata ha tradotto questa parola come «ramingo», una delle parole più belle del libro… Fatica invece ha tradotto come «forestale» (così adesso tutti pensano a Terence Hill in Un passo dal cielo);
    • la Poesia dell’Anello della Alliata era costruita seguendo una musicalità che è andata del tutto perduta con la nuova traduzione di Ottavio Fatica (potete leggere entrambe le versioni qui e farvi voi stessi un’idea)

(*) (Qualcuno potrebbe obiettare e dirmi: «Ma scusami, Sale! Tu non sei un traduttore! Come puoi dire che la traduzione è “discutibile”? Lascia fare questo lavoro a chi lo sa fare!». Può essere che abbiate ragione… ma qualche mese fa ho trovato questo commento sotto a un video di YouTube, che penso valga la pena riportare qui: «Il motivo principale per cui non solo è lecito, ma doveroso giudicare questa traduzione pur non essendo dei traduttori è che chi lo fa è un cliente. Un cliente ha il diritto – eccome – di giudicare il prodotto che gli viene propinato. Io non sono un albergatore, non so niente di come si gestisce un hotel. Ma se la camera è una merda, è sporca, buia, ed il servizio è pessimo, me ne rendo conto eccome e lo dico eccome. Chi altro lo dovrebbe dire? Per l’oste il proprio vino è sempre buono, è il cliente (la varietà dei clienti) che possono confermare o smentire il parere di chi ci è dentro»)

Comunque, al di là di quale sia davvero la versione migliore… volete sapere qual è la parte più triste di tutta questa faccenda?

La parte più triste è che la nuova traduzione era stata pensata per a ragioni filologiche – cioè l’intento dichiarato di restituire ai lettori italiani un’opera più precisa e linguisticamente curata…

…in realtà però sembrerebbe che la filologia sia più un pretesto che una vera motivazione.

Dietro questa giustificazione “ufficiale” probabilmente si nascondono motivi ideologici/politici.

Motivi che – parola più parola meno – possono essere sintetizzati in questa frase: «Dato che la vecchia traduzione di Tolkien è quella che piace agli ambienti di destra, noi dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani – che siamo di sinistra – ne facciamo una nuova che non piacerà per nulla ai nostalgici del ventennio! (Poco importa se è una traduzione orribile!)»

Per chi volesse approfondire ulteriormente la questione, lo rimando alla lettura di questo articolo.

~

Ok, basta con la digressione tolkieniana.

Scusatemi se vi ho attaccato una pippa immane… con la quale avrò perso già 9 lettori su 10.

Sei rimasto solo tu, caro amico nerd.

Ebbene.

Perché ho fatto questo cappello sul professore di Oxford?

Ho voluto fare questa premessa un po’ noiosa per dire una cosa molto semplice: se su una questione così “pacifica” come la traduzione del Signore degli Anelli si è scatenato questo putiferio politico/ideologico… volete che non accada qualcosa di simile con Gesù di Nazaret?

2 • Cristiani di destra e cristiani di sinistra

Non so come sia la situazione nelle altre nazioni, ma io ho l’impressione che noi italiani abbiamo la tendenza a politicizzare tutto:

  • il cinema
  • la letteratura
  • il calcio
  • la musica
  • il Signore degli Anelli

Quando dico «tutto», intendo proprio tutto.

Anche la religione.

La religione in Italia è un campo di battaglia politica continuo.

La cosa che mi sorprende e mi rattrista è che – anche tra cristiani – la religione è un “collante” meno forte dell’appartenenza politica.

Molto spesso, la fede non unisce, ma viene semplicemente “colorata” con un filtro ideologico.

Come scriveva l’attore e drammaturgo Giovanni Scifoni (classe ’76):

Frequento parecchi cattolici, e e non ne ho mai visto uno che abbia invertito la propria espressione di voto dopo l’Angelus di un papa; ne ho visti molti pronti a insultarlo quando dice cose contrarie alle loro convinzioni ideologiche, ho visto frotte di fedeli alzarsi e andarsene durante omelie di preti «troppo politicizzati», e non andarsene affatto ma commuoversi spiritualmente durante prediche ugualmente politicizzate ma di colore opposto, sostenendo che quel richiamo politico in realtà era un richiamo alle verità del Vangelo, e che purtroppo «di preti così ce ne sono pochi, gli altri ormai sono tutti politicizzati».

(GIOVANNI SCIFONI, Senza offendere nessuno : chi non si schiera è perduto, Mondadori, Milano 2021, versione Kindle, 25%)

Se sono un cattolico di destra andrò a cena molto più volentieri con un ateo di destra che con un cattolico di sinistra, e viceversa.
I papi e i porporati continuamente esprimono esplicite posizioni politiche ma non spostano voti, spostano dentro e fuori dalle chiese elettorato di destra o di sinistra, cambiano l’acqua all’acquario, avvicinano o allontanano i credenti secondo il loro colore, il colore che ereditiamo dai genitori o da altri adulti di riferimento, per attrazione o repulsione, che subisce un leggero assestamento durante il periodo di studi e che a venticinque anni è ormai calcificato, ce lo portiamo addosso per sempre. Mentre per abbracciare o rifiutare Dio c’è tempo fino alla tomba.

(GIOVANNI SCIFONI, Senza offendere nessuno : chi non si schiera è perduto, Mondadori, Milano 2021, versione Kindle, 25%)

Che tu sia credente o meno, almeno una volta nella tua vita avrai sentito parlare di preti «di sinistra» e preti «di destra».

O di vescovi «di sinistra» e vescovi «di destra».

O di papi «di sinistra» e papi «di destra».

vecchietta politicizzata

La parola «cattolico» deriva dalla parola greca katholikòs (καϑολικός) e significa «universale».

Ora forse farò un po’ capitan Ovvio… ma secondo me è molto bello quando un prete riesce a essere «di tutti» – tanto del parrocchiano che vota a destra quanto di quello che vota a sinistra.

Non so se ci avete fatto caso (*), ma ci sono aspetti del magistero della Chiesa, del catechismo e della pastorale che (apparentemente) sembrano parlare di più a una parte politica rispetto che all’altra:

  • alcuni temi vengono associati di più alla destra: la difesa della vita (dal concepimento alla morte naturale), il matrimonio come unione tra uomo e donna, la libertà di educazione, la sussidiarietà (cioè il primato della famiglia e corpi intermedi rispetto allo Stato), le critiche al relativismo morale, l’obiezione di coscienza (per medici, farmacisti, etc.), etc.
  • altri temi invece vengono più spesso legati alla sinistra: l’opzione preferenziale per i poveri, la critica al capitalismo selvaggio e alla finanza speculativa, i diritti dei lavoratori e la dignità del lavoro, la tutela dell’ambiente e la custodia del creato, la critica alle disuguaglianze economiche eccessive, l’accoglienza degli stranieri e dei rifugiati, la destinazione universale dei beni, la critica alle armi e al commercio di armamenti, etc.

(*) (per chi volesse approfondire la questione, lo rimando a quest’altra pagina del blog)

La Chiesa cattolica però non è né di destra, né di sinistra.

È «cattolica»… cioè universale.

Se un prete riesce a «tenere insieme tutto» – senza smussare né tacere nulla – finisce per fare del bene a tutti: all’elettore di sinistra come a quello di destra, al credente convinto come a chi è in ricerca.

Se invece un sacerdote «abbassa il volume» su certe questioni, lo alza su altre, inizia a “colorare politicamente” le proprie omelie – strizzando l’occhio a un certo partito, criticando (più o meno velatamente) un certo politico – smette di essere davvero cattolico — cioè di tutti — e diventa l’«assistente spirituale» di un blocco elettorale.

E qui sta l’inculata il paradosso: l’autorità spirituale – che dovrebbe unire – diventa un test per confermare la propria appartenenza politica.

Si passa dall’ascolto integrale del Vangelo e degli insegnamenti della Chiesa all’ascolto selettivo:

  • applaudo quando il prete conferma il mio schieramento;
  • storco il naso quando lo contraddice.

È una sorta di bias cognitivo liturgico: non vado più a messa per lasciarmi convertire, ma per sentirmi dire che avevo già ragione.

3 • Due tentazioni: la nostalgia del passato e l’utopia del futuro

Il modo in cui i cristiani si approcciano alla politica è un riflesso di come il mondo si approccia alla politica.

O meglio, è un riflesso di come i cristiani vivano «secondo il mondo» e non «secondo Dio».

In che senso?

Dunque.

Nel riordinare gli appunti di questa paginetta, stavo rimuginando su un fatto.

Non so se è una mia allucinazione, ma mi verrebbe da dire che le persone che sono schierate a destra o a sinistra (chi più, chi meno) hanno due diversi modi di “abitare il tempo”.

Prendete con le pinze ciò che sto per scrivere.

Non è una descrizione scientifica della realtà, ma una mia suggestione.

Tagliando con il macete, mi verrebbe da dire che chi vota a sinistra è proteso verso il futuro:

  • il passato è il tempo dell’ignoranza, della superstizione, i «secoli bui» nei quali regnava l’oscurità;
  • il presente è un tempo “di passaggio” – migliore del passato, ma ancora imperfetto;
  • il futuro invece è il tempo della perfezione, del compimento del destino dell’umanità – della parità dei diritti, dell’ecologia, della pace nel mondo, etc.

Al contrario, chi vota a destra è proteso verso il passato:

  • la tradizione, i valori, il mos maiorum costituiscono l’unico e supremo punto di riferimento per l’organizzazione dello stato;
  • si genera quindi l’immagine di un «tempo che fu», di un’«età dell’oro» ormai perduta, in cui l’umanità viveva in un ordine cosmico che si rifletteva nell’ordine sociale;
  • il presente (e ancor più il futuro) è il tempo in cui l’umanità sperimenta questa perdita, una sorta di “vendetta di Dio” per aver perso ciò che un tempo era stato concesso.

In entrambi i casi, ritroviamo il topos dell’età dell’oro: «il passato» per chi è di destra, «il futuro» per chi è di sinistra.

destra e sinistra

Neanche a dirlo, entrambe le strade sono un abbaglio, in quanto:

  • il passato non c’è più (e probabilmente non era «rose e fiori» come lo immaginiamo);
  • il futuro non c’è ancora (e non è detto che sarà migliore del passato – è sufficiente accendere il telegiornale per constatare come il genere umano stia distruggendo sé stesso e il pianeta Terra).

Intendiamoci.

Non sto dicendo che sia tutto da buttare:

  • io penso che ci sia una grande saggezza nella custodia del passato: le radici, la memoria, i simboli, i racconti che ci hanno preceduti – tutto questo ci ricorda che «siamo nani sulle spalle di giganti»;
  • così come penso che sia un atteggiamento saggio guardare al futuro con speranza: la capacità di sognare, progettare, migliorare tutto ciò che ancora non va – senza rinchiuderci nella gabbia del «si è sempre fatto così».

Il problema sorge quando l’una o l’altra prospettiva diventa totalizzante:

  • se vivo solo nel ricordo di un passato ideale, rischio di ridurmi a un collezionista di reliquie, incapace di affrontare le sfide del presente;
  • se invece vivo soltanto di futuro e di utopie, rischio di inseguire miraggi irraggiungibili, senza accorgermi che intanto il pavimento su cui poggio i piedi si sgretola.

Non serve una licenza in Sacre Scritture per rendersi conto del fatto che il Vangelo spinge in un’altra direzione: abitare l’oggi.

Il tempo in cui Dio si fa presente non è un «ieri» né un «domani», ma «oggi»… come scrive Paolo di Tarso (4-67) ai Corinzi:

Egli dice infatti:
Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

(2 Corinzi 6,2 )

«Ora [è] il giorno della salvezza», cioè ora si apre davanti a me l’occasione per amare, perdonare, e vivere da figlio di Dio.

Lo dico a me stesso prima ancora che a te che leggi: dobbiamo disaffezionarci dall’idea di un «epoca d’oro» da rimpiangere, o di un «paradiso in terra che – se ci sforziamo un po’ di più – costruiremo con le nostre forze»

La nostalgia e l’utopia sono molto seducenti, perché ci evitano di fare i conti con il presente, che è faticoso, noioso, imperfetto…

…ma è in questo presente imperfetto che viviamo.

E «qui ed ora» che Dio mi ha chiamato a vivere.

Dio non mi aspetta nell’epoca d’oro che non c’è mai stata, né nel futuro perfetto che non arriverà mai.

Mi aspetta oggi, nell’ordinario, nel banale, nel difficile.

È qui che posso scegliere di amare, di perdonare, di costruire qualcosa di buono – non un paradiso in terra… ma magari portare un po’ più di luce dove c’è un po’ troppa penombra.

Purtroppo è diventata una frase un po’ abusata, trita e ritrita… però penso che siano ancora valide le parole che Peter Jackson ha messo in bocca a Sam nel secondo film della trilogia del Signore degli Anelli:

C’è del buono, in questo mondo, padron Frodo; è giusto combattere per questo.

(PETER JACKSON (regista), Il Signore degli Anelli – Le due torri, New Line Cinema 2002; qui potete vedere la clip della scena)

4 • Dis-incastrarsi dalla polarizzazione

Papa Francesco (1936-2025) nel suo pontificato ha scritto alcuni documenti veramente ma veramente belli: la Gaudete et exsultate, la Patris corde, la Dilexit nos

papa francesco fratelli tutti

Scherzi a parte.

In realtà il Papa – nonostante l’enciclica non contenga spunti particolarmente “mistici” – ha toccato un paio di punti che mi hanno colpito.

Ad esempio, penso che valga la pena rileggere insieme questo passaggio:

Il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori.
Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare.
Con varie modalità si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare, e a tale scopo si ricorre alla strategia di ridicolizzarli, di insinuare sospetti su di loro, di accerchiarli.
Non si accoglie la loro parte di verità, i loro valori, e in questo modo la società si impoverisce e si riduce alla prepotenza del più forte.
La politica così non è più una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bensì solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace.
In questo gioco meschino delle squalificazioni, il dibattito viene manipolato per mantenerlo allo stato di controversia e contrapposizione.

(FRANCESCO, Lett. enc. Fratelli tutti, 15)

Quanto vorrei che questa frase del Papa fosse letta nelle riunioni di Azione Cattolica, nei gruppi scout Agesci, nei circolo dell’Opus Dei, nelle assemblee di Comunione e Liberazione, e in ogni altra realtà o movimento cristiano nei quali – accanto ad una proposta di fede – viene suggerita anche una qualche forma di militanza cattolica “impegnata”.

Quanto vorrei che noi cristiani (io per primo) imparassimo a fare «reframing» sulla politica – e più in generale sul modo di informarci, comunicare e scambiarci opinioni.

Fare «reframing» significa «cambiare prospettiva».

In che modo?

Ad esempio, guardando le questioni politiche non come battaglie da vincere o territori da conquistare, ma come opportunità di dialogo per cercare insieme il bene comune.

Mi rendo conto che la realtà è complessa…

Mi rendo conto che siamo abituati ad una comunicazione “da social” – faziosa, ideologica, polarizzata, fatta di leoni da tastiera e fenomeni da baraccone come Lorenzo Tosa, Vittorio Feltri, Saverio Tommasi, Vittorio Sgarbi, Giuseppe Cruciani, David Parenzo, Selvaggia Lucarelli, o chi per loro (per par condicio, ho nominato opinionisti di ogni colore politico, ma potete aggiungere quelli che vi pare)…

…ma penso che noi tutti – cristiani in particolare – dobbiamo dis-incastrarci da questo meccanismo psico-sociale.

Nello specifico – come dicevo un paio di paragrafi fa – dobbiamo impedire che il linguaggio politico colonizzi quello religioso.

Dobbiamo evitare di cadere nella tentazione superficiale che vorrebbe ridurre il cristianesimo…

  • …(da un lato) ad una semplice onlus sociale, una sorta di agenzia del buonismo impegnata soltanto in attività filantropiche e di solidarietà materiale, come se la fede fosse ridotta a un volontariato senza trascendenza;
  • (dall’altro lato) ad un club di persone snob il cui compito è quello di «custodire la Tradizione» (dove per «tradizione» non si intende più la «trasmissione della rivelazione cristiana», ma un formalismo liturgico e morale sterile e asfissiante).

O, per dirla con le parole di Giovanni Paolo II (1920-2005):

Il recente magistero ha rivelato che esistono «due tentazioni alle quali non sempre [i fedeli laici] hanno saputo sottrarsi: la tentazione di riservare un interesse così forte ai servizi e ai compiti ecclesiali, da giungere spesso a un pratico disimpegno nelle loro specifiche responsabilità nel mondo professionale, sociale, economico, culturale e politico; e la tentazione di legittimare l’indebita separazione tra la fede e la vita, tra l’accoglienza del Vangelo e l’azione concreta nelle più diverse realtà temporali e terrene».

(GIOVANNI PAOLO II, Christifideles laici, 2)

E che succede se – nonostante tutte le buone intenzioni di dialogo – le persone che abbiamo intorno a noi continuano a rimanere della loro idea?

Che succede se io cristiano di sinistra continuo ad essere in disaccordo con i cristiani di destra che frequentano la mia parrocchia?

Che succede se io cristiana di destra continuo a trovare insopportabili i cristiani di sinistra che vengono a messa alla stessa ora in cui vado io?

Succede che vale l’ammonimento che i padri conciliari hanno scritto durante il Concilio Vaticano II:

Il rispetto e l’amore devono estendersi anche a coloro che pensano o agiscono diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino religiose, poiché quanto più con onestà e carità saremo intimamente comprensivi verso il loro modo di pensare, tanto più facilmente potremo instaurare il dialogo con loro.

(CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 28)

5 • «Non a destra, non a sinistra, non al centro, ma in alto»

Nel 2013, il cantautore Giovanni Lindo Ferretti (classe ’53) è stato intervistato in un incontro tenuto nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, qui a Roma.

In quell’occasione, Ferretti ha ripercorso il proprio cammino umano e artistico – raccontando delle ideologie che lo avevano segnato da giovane, dell’esperienza con i CCCP (la sua band) e della riscoperta della fede cristiana.

Ha definito questo percorso un «ritorno a casa» – vissuto con la stessa radicalità che ha sempre caratterizzato la sua musica e la sua vita.

Durante l’intervista, a un certo punto ha detto queste parole:

Noi non possiamo pensare per categorie.
Ci sono persone meravigliose dove meno te l’aspetti.
E persone insignificanti dove non te l’aspetti.
Pensare gli altri per categorie è un atto blasfemo.

(GIOVANNI LINDO FERRETTI, dalla sua intervista in occasione del ciclo di incontri Narrar degl’uomini parlar di Dio, Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, Roma, 3 maggio 2013; qui il link al video completo)

Quanto sono infantili le persone che dividono il mondo in «buoni» e «cattivi» in base all’appartenenza politica.

Quanto sono ingenue quelle persone che credono che una cosa così complessa come la realtà possa essere incasellata in suddivisioni così meschine.

Quanto sono miopi quelli che non vedono la complessità delle cose e preferiscono aggrapparsi a etichette rassicuranti, invece di affrontare la fatica del pensiero critico.

E quanto è triste quando questo avviene tra cristiani.

prete politico

Forse tu che stai leggendo penserai: «Io non sono così! Io ho un pensiero critico! Non sono una persona ideologica!»

Ne sei sicuro?

Vogliamo fare un test?

Prova a pensare a tre punti del programma del partito politico opposto al tuo, sui quali pensi che i tuoi “avversari” sostengano una posizione migliore rispetto a quella del tuo partito (o per lo meno «una posizione ragionevole»). Nello specifico:

  • se voti a destra o a centro-destra: prova a pensare a tre punti del programma politico del Partito Democratico (o chi per loro) sui quali – come cristiano – ti trovi maggiormente d’accordo rispetto al punto di vista del partito che voti;
  • se voti a sinistra o a centro-sinistra: prova a pensare a tre punti del programma politico di Fratelli d’Italia (o chi per loro) sui quali – come cristiano – sei maggiormente d’accordo rispetto alle linee del tuo partito.

Se non riesci a fare questo esercizio perché pensi che «il tuo partito ha sempre ragione!» o che «quegli stronzi lì hanno torto marcio su tutto!», ho una brutta notizia per te.

Se non ne sei capace, sai che significa?

Significa che hai indossato le lenti polarizzanti del tuo partito, e la fede cristiana per te è come un “rumore bianco” risemantizzato dalla politica.

A tal proposito, penso che sia utile leggere alcune righe di don Primo Mazzolari (1890-1959).

Per chi non lo conoscesse, don Primo è stato un sacerdote italiano, nonché partigiano.

Un sacerdote “di sinistra”, secondo una certa narrazione ideologica e da quattro soldi.

Ebbene.

Ecco cosa scriveva don Primo nel 1949:

Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra o da sinistra o dal centro: dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade e scambiate per punti d’arrivo e di possesso. La sinistra è la giustizia – la destra è la ragione – il centro è la libertà.
E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno s’accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra: che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come un destro: che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra, sinistra e centro possono divenire tre maniere di “fregare” allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la Libertà, la Pace.

(PRIMO MAZZOLARI, da un articolo su Adesso, pubblicato il 15 febbraio 1949 intitolato: «Non a destra, non a sinistra, non al centro, ma in alto»; in PRIMO MAZZOLARI, Scritti politici, EDB, Bologna 2010, p.563)

Conclusione

Per concludere, un’ultima frecciatina ai preti politici e ideologici.

Nel 1965, durnate il Concilio Vaticano II, i padri conciliari hanno approvato il decreto chiamato Christus Dominus.

Il tema del decreto è «la missione pastorale dei vescovi nella Chiesa»… in pratica, è un canovaccio per indicare ai vescovi in che consiste il loro ministero.

Ora.

Posto che i destinatarî di questo documenti sono i vescovi – io credo che ogni tanto faccia bene anche ai semplici sacerdoti (in quanto collaboratori dei vescovi) ripassare quali sono i compiti dei loro “superiori”.

Vorrei chiudere questa paginetta con uno stralcio tratto dal punto 12 di questo documento…

…a buon intenditor, poche parole:

Nell’esercizio del loro ministero di insegnare annunzino agli uomini il Vangelo di Cristo, che uno dei principali doveri dei vescovi e ciò facciano, nella forza dello Spirito, invitando gli uomini al la fede o confermandoli nella fede viva.
Propongano loro il mistero integrale di Cristo, ossia quelle verità che non si possono ignorare senza ignorare Cristo stesso; e additino contemporaneamente alle anime la via da Dio rivelata, che conduce gli uomini alla glorificazione del Signore e con ciò alla loro eterna felicità.
Mostrino inoltre che, nei disegni di Dio, le stesse cose terrene e le umane istituzioni sono ordinate alla salvezza degli uomini e possono di conseguenza non poco contribuire all’edificazione del Corpo di Cristo.

(CONCILIO VATICANO II, decreto Christus Dominus, n.12; qui il testo completo)

sale

(Autunno 2025)

Fonti/approfondimenti
  • GIOVANNI SCIFONI, Senza offendere nessuno : chi non si schiera è perduto, Mondadori, Milano 2021
  • PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2005
  • GIOVANNI PAOLO II, «Christifideles laici» (enciclica sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo)
  • Costituzione pastorale Gaudium et Spes (in particolare il paragrafo 13, "Il peccato")
  • GIOVANNI LINDO FERRETTI, intervista in occasione del ciclo di incontri «Narrar degl'uomini parlar di Dio», Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, Roma, 3 maggio 2013

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